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Goldman Sachs soffia venti contrari
su Intesa Sanpaolo


Di Francesca Gerosa
31/07/2012
Goldman Sachs soffia venti contrari<br>su <a href="/quotazioni/quotazioni.asp?step=1&action=ricerca&codiceStrumento=u2ae&titolo=INTESA">Intesa Sanpaolo</a>Ieri Bank of America Merrill Lynch ha provato, invano, a smorzare l'entusiasmo delle banche italiane. Oggi ci prova Goldman Sachs, downgradando Intesa Sanpaolo da buy a neutral e fissando un nuovo target price a 1,50 euro dagli 1,90 euro precedenti. Un prezzo obiettivo che implica un potenziale di rialzo del 51% dal livello attuale, ma che per la banca d'affari Usa non giustifica un rating buy "in un contesto europeo dove vediamo un maggiore upside e un potenziale di rerating tra altre banche europee".

"Vediamo un valore migliore fuori dall'Italia", recita la nota della banca d'affari americana che guasta il trend del titolo Intesa Sanpaolo, ora in ribasso del 3,41% a quota 1,02 euro, complice il ribasso del mercato (-1,36% il Ftse Mib) e lo spread ora ai massimi di giornata a 483 punti base.

Goldman Sachs si concentra, in particolare, sugli effetti economici che la supervisione bancaria potrebbe avere sulle singole banche. Un controllo efficace dovrebbe portare a una convergenza sui principali parametri di controllo della leva finanziaria, della qualità del credito e della liquidità.

Attualmente, l'ampia dispersione intorno a questi parametri è un elemento centrale del settore bancario europeo: i ratio sul leverage variano da 14 a 42 volte; quelli sulla copertura dal 25% al 115% e i buffer di liquidità dal 7% al 21% delle attività finanziate. Il compito principale di una supervisione bancaria europea è di diminuire queste differenze.

Un riallineamento completo avrebbe un impatto sulle banche italiane di medie e piccole dimensioni e sulle banche francesi. Le banche spagnole, che sono già in fase di riallineamento della qualità del credito e del capitale, sarebbero le meno impattate. All'interno della zona euro Goldman Sachs punta (buy) su Bnp Paribas, Erste e Santander.

Per tutte e tre, ma soprattutto per Erste e Santander, l'impatto della convergenza sulle principali metriche di vigilanza dovrebbe essere limitato. Il broker ha invece downgradato, oltre a Intesa Sanpaolo, Jiulius Baer e Svenska Handelsbanken a neutral, promosso invece DnB a buy e ripristinato il rating di Bank of Ireland a neutral.

Nel caso di Intesa Sanpaolo, la banca d'affari spiega di avere downgradato il titolo per l'aumento della pressione sulla redditività, un aumento determinato dal peggioramento delle prospettive macroeconomiche e dal trend della qualità delle attività in Italia.

Il buy iniziale di GS su Intesa era in gran parte basato sul capitale confortevole della banca e sulla sua posizione di liquidità, oltre che sull'impatto positivo previsto con l'intervento della Bce (Ltro a 3 anni) sui costi di finanziamento della banca e sulla sua redditività. Questo però non ha giocato a favore del prezzo dell'azione, data l'incertezza e la volatilità sugli sviluppi macro e del debito sovrano in Italia e in sud Europa negli ultimi mesi.

Così il broker, per riflettere l'aumento delle preoccupazioni sulla qualità degli asset di Intesa, ha tagliato le stime di Eps 2012-2014 del 16% (da 0,14 a 0,12 euro per azione), del 15% (da 0,19 a 0,16 euro per azione) e del 18% (da 0,23 a 0,19 euro per azione), integrando per Intesa (e le altre banche italiane) un recupero più lento dei margini e perdite più elevate a livello di prestiti nei prossimi due anni.

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